CISTITE RICORRENTE: I BATTERI NASCOSTI CHE CAMBIANO FORMA

Le cistite ricorrente può sembrare un problema semplice: un batterio entra in vescica, provoca l’infezione, si cura con l’antibiotico e, se i sintomi ritornano, significa che è arrivata una nuova infezione o che la terapia non ha funzionato. Ma la ricerca degli ultimi anni sta portando alla luce una storia più complessa: alcuni batteri possono restare nascosti nella vescica, sfuggire all’urinocoltura e riattivarsi in un secondo momento, provocando una recidiva.

Abbiamo già parlato dei serbatoi intracellulari: piccole comunità batteriche che rimangono silenziose dentro le cellule della vescica, al riparo dagli antibiotici e dalle difese immunitarie, anche per mesi, prima di riemergere e causare una nuova cistite.

Studi recenti hanno scoperto un altro sorprendente meccanismo che permette ai batteri di sopravvivere e di provocare recidive anche dopo una terapia apparentemente efficace e un’urinocoltura negativa. Si tratta delle cosiddette “forme L”: batteri senza parete cellulare. Non sono una scoperta nuova, anzi vennero osservati per la prima volta quasi un secolo fa. Ma oggi, grazie a tecnologie molto più precise, quelle vecchie osservazioni stanno assumendo un significato nuovo.

La parete cellulare: cos’è e a cosa serve

Quasi tutti i batteri sono delimitati da due strutture: una membrana sottile e flessibile all’interno e, all’esterno, una parete rigida che dà loro la forma – nel caso di Escherichia coli, il batterio più spesso coinvolto nella cistite, la sua tipica forma a bastoncello. Senza parete, il batterio sarebbe tondeggiante, molle e irregolare.

La parete cellulare svolge altre due funzioni fondamentali. La prima è protettiva. I batteri vivono in ambienti acquosi in cui la concentrazione di sali e altre sostanze può cambiare molto. La parete li protegge dagli sbalzi di pressione osmotica, cioè da quelle differenze di concentrazione che tendono a far entrare o uscire acqua dalla cellula per riequilibrare la concentrazione interna con quella esterna. Senza parete il batterio diventa molto più fragile, e può esplodere quando si trova in ambienti la cui concentrazione è più bassa di quella interna.

La seconda funzione riguarda il rapporto con il nostro organismo. La parete cellulare contiene segnali che il sistema immunitario può riconoscere: in pratica informa le difese del corpo della presenza del batterio.

Per questo, molti antibiotici colpiscono proprio la parete cellulare. Alcuni farmaci molto usati, come l’amoxicillina e la fosfomicina LINK, interferiscono con la costruzione o la stabilità di questa struttura. È una strategia molto efficace, perché senza parete il batterio non può sopravvivere.

O almeno così si pensava.

Strani batteri nelle urine

Già a metà del Novecento alcuni medici avevano osservato qualcosa di anomalo. Nelle urine di pazienti con infezioni urinarie croniche o ricorrenti comparivano a volte batteri dalla forma bizzarra, che non crescevano nelle colture standard di laboratorio. Queste forme potevano persistere durante la terapia antibiotica e, dopo la sospensione del farmaco, sembravano causare nuove ricadute.

L’ipotesi era affascinante: sotto la pressione dell’antibiotico, alcuni batteri perdevano la parete cellulare e assumevano una forma alternativa. In questa forma (chiamata “forma L” dal Lister Institute di Londra, dove erano state osservate per la prima volta) diventavano inattaccabili dagli antibiotici che bersagliano la parete cellulare, e pressoché invisibili al sistema immunitario. Una volta terminata la terapia, potevano ricostruire la parete, tornare alla forma classica e provocare una nuova infezione.

Il grosso problema delle forme L riguardava (e riguarda anche oggi) la loro diagnosi. Privi di parete cellulare, questi batteri sono molto fragili e nei terreni di coltura utilizzati per le normali analisi delle urine non sopravvivono. L’urinocoltura quindi non li rileva, e può risultare falsamente negativa.

cistite ricorrente batteri nascosti

Osservare i batteri nascosti

Dobbiamo attendere molti anni perché le intuizioni di questi studi pionieristici ricevano una conferma definitiva. Grazie all’uso di tecniche moderne, capaci di identificare con precisione il materiale genetico batterico e di osservare i microrganismi in tempo reale, a partire dal 2019 arriva la dimostrazione definitiva che le strane strutture sferiche osservate nelle urine sono effettivamente gli stessi batteri responsabili delle successive infezioni urinarie.

Utilizzando come organismo-modello una larva trasparente, i ricercatori riescono a filmare l’intero ciclo di vita delle forme L. Vedono chiaramente che, sotto l’azione della fosfomicina, alcuni Escherichia coli iniziano a perdere rigidità e si trasformano in forme tondeggianti prive di parete. In questa forma non solo sopravvivono all’antibiotico, ma continuano a moltiplicarsi, anche se in modo più lento e disordinato. Poi, quando l’antibiotico viene rimosso, le forme L in solo un’ora e mezza ricostruiscono la propria parete e tornano alla forma classica.

Un dettaglio importante è che durante questa transizione il DNA dei batteri non si modifica. Questo distingue le forme L dalla classica antibiotico-resistenza, in cui è una mutazione genetica a permettere al batterio di tollerare il farmaco. Le forme L invece sono una strategia reversibile di adattamento a uno stress esterno, a cui qualsiasi batterio può ricorrere.

Le forme L nei tessuti e il ruolo dell’urina

Negli studi più recenti i ricercatori hanno cercato di avvicinarsi il più possibile a ciò che accade nella vescica umana. Per farlo è stato sviluppato un modello chiamato “mini-vescica”: un sistema di laboratorio in cui cellule umane formano un tessuto molto simile al reale rivestimento interno della vescica, mentre l’urina scorre simulando i normali cicli di riempimento e svuotamento.

Questo modello ha permesso di studiare non solo i batteri, ma anche l’ambiente in cui vivono. Un elemento emerso con forza è l’importanza dell’osmolarità urinaria, cioè la concentrazione di sostanze disciolte nell’urina, come sali e urea. Un’urina molto concentrata, tipica di una scarsa idratazione, crea condizioni favorevoli alla sopravvivenza delle forme L, mentre un’urina più diluita le rende instabili, esattamente come accade nei terreni di coltura standard in laboratorio.

Il modello ha mostrato anche un altro aspetto interessante. Le forme L non si trovano solo libere nell’urina, ma possono annidarsi anche nei tessuti della vescica, tra cellula e cellula, dove diventano ancora più difficili da raggiungere ed eliminare.

Conclusione: la cistite ricorrente non è sempre una nuova infezione

Le forme L aggiungono un nuovo tassello alla nostra comprensione della cistite ricorrente. Rappresentano, insieme alle comunità intracellulari, una fase nascosta dell’infezione, in cui i batteri riescono a sopravvivere agli antibiotici restando invisibili all’urinocoltura, per poi riattivarsi e provocare una recidiva di cistite.

Questo cambia anche il modo di pensare alla prevenzione. Spesso le cistiti ricorrenti non sono una semplice sequenza di episodi isolati, ma sono collegate da serbatoi batterici silenziosi. Non basta quindi ragionare sull’episodio acuto: diventa essenziale lavorare a lungo termine per risanare il terreno. È proprio su questa strategia più efficace e duratura che si basa il Metodo Milo Manfredini.

Percorso Cistite Ricorrente

Fonti scientifiche

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Petrovic Fabijan, A., Martinez-Martin, D., Venturini, C., Mickiewicz, K., Flores-Rodriguez, N., Errington, J., & Iredell, J. (2022). L-form switching in Escherichia coli as a common β-lactam resistance mechanism. Microbiology Spectrum, 10(5), e02419-22. https://doi.org/10.1128/spectrum.02419-22

Paduthol, G., Nikolaev, M., Sharma, K., Blanc, J., Tomasek, K., Schlunke, L. I. E., … & McKinney, J. D. (2026). A microphysiological human mini-bladder reveals urine-urothelium interplay in tissue resilience and UPEC recurrence in urinary tract infections. Nature Communications, 17(1), 1–18. https://doi.org/10.1038/s41467-026-68573-3

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